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Acque profonde

Quando lo sguardo si posa con dolce riverenza sullo scorrere lento di un corso d’acqua ecco che questi colgono un invisibile sollievo.

E’ la virtù balsamica che fluisce copiosamente da ogni angolo del creato. E’ la fonte rinvigorente per occhi e spiriti stanchi.

Sto piano piano riavvicinandomi a questo mio blog perché è un’amata tavolozza su cui tracciare liberamente schizzi di parole a cui affidare, almeno in parte, il mio malessere. In parte perché a volte il vortice di emozioni sembra sottrarsi a qualunque tentativo di cattura. Come una bolla di sapone che sfugge e poi svanisce nell’aria.
Quanta incertezza e quante fratture. Quanta paura e confusione.

Acque profonde

Questo spazio dedicato alle saggezze di un vecchio Himekuri sta diventando un piccolo momento di sollievo e contemplazione. Uno spazio senza pretese che però mi sta traghettando risolutamente via dal vorace mulinello dei social.

Su ogni pagina di questo vecchio calendario himekuri intonso ecco proverbi, modi di dire, frammenti di saggezze passate ma inalterate.

La saggezza di oggi è un proverbio trovato sulla pagina di sabato, 1 agosto 2015.

深い川は静かに流れる
Fukai kawa wa shizukani nagareru

Traduzione
Il fiume profondo scorre quietamente.

Sono parole che, a pennellate di agili flutti, dipingono una persona che esteriormente è calma e pacifica ma che al suo interno custodisce (o nasconde?) una profondità di emozioni e pensieri. E’ qualcuno talmente immerso in una propria e continua contemplazione da apparire quieto, pacato e silenzioso.
Questo ritratto inevitabilmente mi fa pensare alla proverbiale acqua cheta che rovina i ponti e che riesce a sorprendere proprio per la sua inaspettata reazione ed esplosione.
Ma mi fa anche pensare alla profondità e carattere di chi parla poco e che è in netta contrapposizione alla petulante garrulità di chi ciancia soltanto.

Acque basse come tratto distintivo degli eccessivamente loquaci.

E in questo momento così dolorosamente destabilizzante ecco che il pensiero ritorna alla maestosità delle profonde acque zaffiro e alla ricchezza di pensiero che queste suggeriscono all’animo scosso.

Marianna

Fiorire, nonostante tutto

Le pagine di questo mio vecchio himekuri ancora intonso profumano di carta vergine, di polvere e di tempo. Aiutandomi col pollice faccio scorrere velocemente queste pagine e quel ritmo rapido sembra divorare tutto, parole e illustrazioni.

Allora rallento e piano piano mi fermo casualmente su una pagina.

Martedì, 3 febbraio 2015.

Vediamo insieme la saggezza di quel giorno e che, come da nuova consuetudine di questo neonato spazio, vi consegno nella sua elegante forma originale accompagnata da una mia traduzione e riflessione.

Fiorire, nonostante tutto

Ci accompagna nuovamente l’aggraziata calligrafia del Maestro Nagayama Norio che indubitabilmente abbellisce ancora di più questo splendido 諺 kotowaza o proverbio del 3 febbraio 2015.

E questa volta, come sfondo, una vecchia fotografia che scattai nella mia casa di Sagamihara, in Giappone. E quello che vedete appoggiato alla parete è proprio lui, il volto storico e ufficiale di Biancorosso Giappone. La mia amata maschera Ko-omote diventata simbolo e volto narrativo della mia voce.

踏まれた草にも花が咲く
Fumareta kusa nimo hana ga saku

Traduzione
Fiori sbocciano anche nell’erba calpestata

Quanta tenacia in queste parole! Esse catturano tutta quella forza che scorre con impeto soprattutto nei momenti più tetri dell’esistenza. Quel vigore cieco che nasce dalla disperazione, dall’angoscia nell’assistere al livello dell’acqua che sale sempre più su. Quella determinazione radicale che trae carburante dall’umano desiderio di sopravvivenza.

Credo che ognuno di noi abbia da raccontare almeno una storia di fioritura avvenuta contro ogni previsione.

Dal Giappone a qui sono dovuta rifiorire molto molto lentamente, più volte. Sbocciature sorprendenti, a posteriori soprattutto, perché avvenute in terreni che affogavano sotto il peso di acque stagnanti o sotto la soffocante malevolenza di rovi.

Eppure sì, sono rifiorita. Nonostante tutto.

Marianna

Oggi e domani

Ha ufficialmente inizio questo nuovo spazio intitolato Saggezze di un Himekuri, annunciato la volta scorsa qui.

Questo spazio vuole essere una pausa di respiro in questo momento di eccezionali stravolgimenti dove, ne sono certa, in tanti abbiamo avuto un assaggio di una paura che non conoscevamo. Un sorso denso di ombre che non credevamo neppure esistessero.

Vuole anche essere però un invito alla riscoperta dei blog, del piacere sublime di raccontare e farsi raccontare. Una maniera calma e posata con cui divincolarsi, almeno in parte se non del tutto, dalla forza livellante ed esasperante dei social.

Come già anticipato, vi presenterò periodicamente alcune saggezze scelte a caso da un vecchio himekuri. Ognuna sarà tradotta e accompagnata da un mio commento e riflessioni.
Vi consegnerò ognuna di queste saggezze assieme alla speranza che partecipiate con i vostri pensieri.

Oggi e domani

Nello scegliere a caso una pagina dello himekuri, ecco a noi un 諺 kotowaza, ossia proverbio o modo di dire, che ci regala il giorno 19 aprile 2015 (domenica), vergato negli eleganti tratti del calligrafo Nagayama Norio e che ringrazio per il font:

今日考えて明日語れ
Kyou kangaete asu katare

Traduzione
Rifletti oggi e parla domani

Un invito cristallino e piacevolmente diretto (il verbo kataru espresso nella sua forma imperativa katare pone l’accento proprio su questa franchezza) alla riflessione prima di qualunque cosa.
E’ un detto che ricorda quel modo di dire nostrano che ci esorta ad azionare il cervello prima di mettere in moto la lingua.

Un ammonimento gentile che sembra particolarmente rilevante ora più che mai, in quest’epoca dove le voci più prepotenti, seppur spesso solo roboanti ma prive di contenuti, hanno il sopravvento sul resto. Soprattutto ora dove in tanti sembrano solo parlare senza ascoltare e dove di frequente il dialogo è ennesimo esempio di comunicazione a senso unico.

Riprendiamoci con fermezza il lusso di riflettere e ponderare, senza cedere all’invitante tentazione della parola istantanea che deruba il pensiero della sua profondità e lo relega in un angolo di volgare banalità.

Marianna

Saggezze di un Himekuri

Accompagnata dalla riflessione sonora di Paul Simon nella sua straordinaria e rilevante Peace Like a River, riprendo in mano questo mio amato blog. Ma questa volta con una grinta diversa, rinnovata e arricchita di un’effervescenza che può solo nascere dal fermento.

Si deve ritornare a scrivere. Per davvero. Liberamente. Senza tutte quelle imbrigliature che hanno complicato la comunicazione degli ultimi dieci anni, suppergiù. Via dalle miliardi di regole che ingabbiano il narrare spontaneo per poterlo confezionare e renderlo commercialmente appetibile.

Ma soprattutto, lontani dai social che ci hanno famelicamente inghiottiti.

E non ce ne siamo neppure accorti.

Si sono cibati di noi, delle nostre energie, dei nostri pensieri, delle nostre forze, dei nostri occhi, persino del nostro sonno. E in cambio ci hanno restituito complessi, apatie, malsani desideri di competizione, invidie, litigi, ripicche, censure. Generosamente ci hanno ricoperti di insicurezze, insoddisfazioni, deboli concentrazioni.

Qualche beneficio sì ma a caro prezzo.

Ho assistito casualmente a lezioni di fotografia per Instagram dove era tutto finto e dove, al termine degli scatti vincenti, il cibo e le bevande venivano impietosamente gettati nella spazzatura poiché meri arredi scenici.

Vaneggi sugli algoritmi delle piattaforme in grado di sancire o meno sodalizi. Numeri apparentemente in lievitante crescita di esperti di social che sembrano disporre di una riserva infinita di strategie su come e cosa dire. E a che ora.

Una insidiosa trappola fatta di facile condivisione e di rapido ed ipnotico scorrimento di migliaia di quelle che gli anglosassoni etichettano come eye candy.

I social vanno dosati se non li si può eliminare tout court.

E’ ora di ritornare a scrivere. A narrare veramente. Qui. A casa mia.

Antidoti

In questo anno e mezzo di epocali sconvolgimenti, confusione, paure palpabili e in grado di depredarci addirittura del desiderio di vivere, cosa si può fare?

Pensare con la propria testa. Dobbiamo riprendere possesso delle nostre capacità di analisi e critica. Ho la nausea di VIP, influencer, dei personaggi più disparati e che a vario titolo dispensano dall’alto lezioni di qualunque cosa.

Chi di voi è attento capirà perfettamente a cosa mi stia riferendo. Non ho bisogno di insozzare le pagine di questo mio prediletto blog per spiegare, condividere (magari nella speranza di appoggio) le mie posizioni su quanto sta avvenendo. Non mi interessa farlo.

Le saggezze di un Himekuri sono un mio antidoto a questo tsunami che ha micro e macro-travolto le nostre vite.

Saggezze di un Himekuri

Lo 日めくり himekuri è un calendario composto da un foglio per ogni giorno dell’anno. Al termine della giornata si strappa il foglio e si lascia spazio alla nuova pagina.

Anni fa Akiko mi regalò un himekuri per l’anno 2015 ovvero il ventisettesimo anno dell’ormai passata era Heisei. Anno anche di rinascita di Biancorosso Giappone in questa nuova veste.

Mi dispiaceva però l’idea di usarlo strappandone le pagine e decisi così di conservarlo. Sulle sue pagine sono riportati dei proverbi, modi di dire, consigli di una saggezza che sarebbe ora riscoprissimo. Sono inviti alla riflessione e all’apprezzamento delle piccole cose. Sono incoraggiamenti, piccole pacche sulla spalla, veloci pennellate d’ironia.

E così Biancorosso Giappone riprende a respirare con le Saggezze di un Himekuri e che pubblicherò soltanto qui sul blog. Ci saranno ogni tanto dei promemoria su Instagram e Facebook ma i contenuti saranno qui e qui dovranno essere assaporati.

Sceglierò a caso dallo himekuri il proverbio da proporre, lo tradurrò, lo commenterò e lascerò a voi lo spazio per riflettere e – se lo desidererete – esternare le vostre sensazioni in merito.

Marianna

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