Tradizionale cestino giapponese

Tradizionale cestino giapponese intrecciato

Sono appena entrata.

Il tempo di togliermi le scarpe e lasciarle qui nel mio piccolo 玄関 genkan, il tradizionale ingresso giapponese, e sarò subito nel cuore della mia nuova casa.

Delle morbide pantofole grigie attendono di accompagnarmi vellutatamente in giro per questo nuovo luogo ricco di novità, promesse ed eventi non ancora divenuti ricordi.

Gli esseri umani sono spesso strambi: aspettano con trepidazione il futuro, il non ancora avvenuto, ma temono il cambiamento ed edulcorano il disagio intingendolo nell’indugio.

Ci si aggrappa alle cose vecchie, al sentiero già percorso, agli abiti comodi che si lasciano indossare senza sforzo, ai sapori già noti, al ricordo rassicurante, ai luoghi limpidi e senza misteri.

E quanto ho indugiato io!

La mia vecchia casa, il blog dove è nato Biancorosso Giappone, era ormai scura.

Era una casa piena zeppa di ricordi, ma era ormai allo stremo. Era come un bicchiere contenente due o tre dita d’acqua in cui qualcuno si ostinava a voler dissolvere una quantità sempre crescente di zucchero.

Le imposte, corrose dalle intemperie e dall’inclemenza del tempo, sbattevano violentemente e il rumore da esse provocato mi impediva anche solo di riposarmi.

La corrente era stata staccata da tempo e gli ultimi scritti sono avvenuti così, a lume di una metaforica candela il cui tremolante bagliore illuminava il punto esatto dov’ero io creando uno spettrale inseguimento di luci e ombre. Luce qui e tenebre là.

Non era il frutto del sapiente manovrare dell’ombra di cui ci narra Jun’ichirō Tanizaki nel suo In’ei Raisan (titolo italiano: Libro d’ombra), un geniale volumetto dedicato alla vera estetica giapponese dove l’ombra si alterna alla luce in un delicatissimo gioco di spazi, nicchie, paraventi, porte scorrevoli e angoli dimenticati.

Era una piccola isola illuminata fiocamente e circondata da buie acque in cui nuotavano furtivi e minacciosi scuri alligatori.

In quel mare nero, le mie cose. Quello che di esse è rimasto. Cose che aspettavano una nuova dimora.

Testardamente non volevo abbandonare quel luogo credendolo depositario di Biancorosso Giappone, del mio scrivere, della mia arte.

La dispensa ormai non aveva più alcunché da offrire e quel poco rimasto placava solo i morsi della fame più violenti.

I traslocatori mi aspettavano incessantemente. Alcuni si agitavano, sbuffando, imprecando, oppure tamburellando nervosamente con le dita su qualunque superficie fosse disponibile. Altri, invece, mi attendevano seduti – chi per terra e chi su qualche sedia di fortuna – con quella solida e avvolgente pazienza di cui dispongono poche persone nell’arco della propria vita.

Ma una cosa è innegabile: erano e sono una squadra. Chi più indulgente chi meno, non hanno mai smesso di aspettarmi.

E incredibilmente mi hanno attesa fino a stasera.

Fino a quando, con la spossatezza nel fisico e l’estenuazione nella mente, ho aperto la vecchia porta cigolante e con imbarazzo, ma anche il desiderio di voltar pagina, ho lasciato che lentamente il mio sguardo incrociasse il loro e con un mio timido sorriso ho detto loro di essere pronta.

Loro non aspettavano altro.

Ho consegnato alle loro braccia forti ed energiche la mia prima scatola di averi, una scatola a cui ne sono seguite altre.

In cambio, mi hanno consegnato con gentilezza e garbo le chiavi della mia nuova residenza.

Questa.

Ed eccomi, dunque, qua.

Con la vecchia casa ormai alle spalle definitivamente e le scatole da disfare.

Dalle scatole spuntano cose tangibili e non.

Emergono il coraggio. Il cestino intrecciato di Yukiko-san. L’effervescenza della speranza che torna ad ardere. Le caramelle allo zenzero e mango di Ummi.

Caramelle zenzero e mango

Le caramelle allo zenzero e mango, dono di Ummi.

Sì, proprio quelle caramelline che mi fecero sorridere con quell’immagine di una radice di zenzero impegnata in una mossa degna di Bruce Lee. Una mossa decisa, come l’intensità e la tenacia della radice stessa.

Caramelle allo zenzero 1

Un simpatico Bruce Lee gingeresco.

Emerge una forza mai sparita del tutto e che tramuta una giungla di paura in un pacifico boschetto; fameliche tigri in buffi tigrotti di carta pasticciata da un bimbo annoiato; la minaccia di un furioso vento di Maestrale in un innocuo soffio come quelli che estinguono la fragile fiammella di una candela.

E` emerso il mio quaderno rosso sbiadito che mi aveva regalato Annalisa e su cui annoto disordinatamente e incostantemente le mie idee.

Quaderno delle idee e un prezioso libro di letteratura giapponese

Il quaderno delle idee e il libro di Ummi.

E’ emerso, con esso, anche un preziosissimo libro, sempre regalo della generosa Ummi: una dolce e incoraggiante mano che accompagna gli studenti più volenterosi in un viaggio nella letteratura giapponese moderna di Giles Murray.

Il pavimento è di legno profumato. C’è luce. Un’atmosfera accogliente mi annuncia, senza timidezze o cerimonie, che ora questa è la mia casa. Giungono carezzevolmente a me fili di incenso Mainichi-koh e con esso l’effluvio del Giappone che custodisco dentro di me in uno scrigno a cui i malintenzionati non possono accedere.

La nuova casa di Biancorosso Giappone. La residenza dell’anima di una scrittrice.