
In questi giorni di agosto infagottati in una densa coltre canicolare, Torino inizia a rivendicare sé stessa: le sue strade, le sue piazze, i suoi portici, i suoi cortili segreti, i suoi cancelli austeri, i suoi lussureggianti giardini ribelli come capigliature indomite. Egoisticamente si riprende quegli spazi aggregativi che cristallizzerà in incandescenti luoghi metafisici dove si rifletteranno le ombre di monumenti e chiese.
In queste suggestioni dechirichiane, i miei pensieri vagano tra l’atmosfera indolente di una Torino agostana e quella di un vecchio Giappone che dondola tra il reale e l’onirico. Fluttua delicatamente tra una dimensione e l’altra, come sospinto dagli sbuffi svogliati che l’arietta estiva parsimoniosamente elargisce.
Ondeggia con la compostezza delicata dei tenugui stesi al sole.
Liriche fibre: i tenugui
Faccio ritorno negli incanti di stoffe giapponesi, esplorando questa volta i tenugui. La scorsa volta avevo raccontato un po’ invece dei 風呂敷 furoshiki. Proprio qui.
Partiamo dunque dall’inizio. Cosa sono i 手拭い tenugui?

La parola tenugui è composta da 手 te che significa mano e da 拭い nugui, dal verbo nugū che significa asciugare. Quindi potremmo tradurre questo nome con asciugamano. Tuttavia, come vedremo, il tenugui è più di un asciugamano nel modo in cui lo intendiamo noi.
Si distinguono dai furoshiki essenzialmente per tre aspetti:
- Il tessuto. Un tempo i tenugui erano di lino ma ormai il cotone è l’unico materiale in cui vengono realizzati. I furoshiki invece possono essere di cotone ma anche di seta o stoffe sintetiche.
- La forma. I tenugui sono sempre rettangolari mentre i furoshiki sono quadrati.
- Le dimensioni. I furoshiki sono disponibili in varie misure standard mentre i tenugui generalmente misurano 38cm x 90cm.

Un’altra caratteristica curiosa del tenugui è l’assenza di orlature: i bordi della stoffa vengono lasciati volutamente senza rifiniture permettendo così una naturale sfilacciatura del tessuto, conseguenza solitamente malvista. Ciò che può sembrare un difetto è in realtà aspetto dell’imperfezione del tenugui. Ed è proprio la sua imperfezione a renderlo unico nonché armoniosamente in linea con la filosofia del 侘び寂び wabisabi che esalta la bellezza dell’incompiutezza, dell’irregolare, del difettoso.

Le origini dei tenugui

I tenugui sono elemento della vita giapponese da secoli. Secondo alcuni studiosi, i primi esemplari risalirebbero al periodo Heian (794-1185 d.C.) in cui però venivano usati esclusivamente dall’aristocrazia in rituali religiosi. A partire dal periodo Edo (1603-1868), grazie alla diffusione del cotone, i tenugui divennero vero elemento della vita quotidiana alla portata di tutti. In quel periodo alcuni tintori molto creativi idearono delle tecniche di colorazione dei tessuti grazie a cui i tenugui acquisirono ulteriore brio e stile.

Parallelamente a questa diffusione del cotone e dell’emergere di nuove tecniche di tintura, sbocciò la creatività della gente comune del periodo Edo che escogitò mille usi per questi bellissimi panni rettangolari.
Esattamente come successe per il furoshiki, anche in questo caso la mia straordinaria amica Ryōko mi ha regalato un prezioso libro come strumento di studio ed approfondimento sul tema:

In questo stupendo volumetto, l’autrice ripercorre la storia del tenugui e accompagna i lettori alla scoperta dei suoi tantissimi usi, molti dei quali retaggio diretto dal periodo Edo!
Alcuni usi del tenugui
Nel periodo Edo, il tenugui divenne da subito un panno multiuso per le pulizie di casa, come spugna per lavarsi e – a seconda del decoro e dei colori – anche grazioso accessorio con cui abbellirsi. Erano indispensabili in estate come salvietta asciuga-sudore da tenere attorno al collo, esattamente come vediamo fare all’attore Ichikawa Danjurō VIII nell’ukiyo-e riportato poco più su.
Ma oltre ad avere usi pratici, il tenugui a volte serviva anche per mandare dei segnali, dei messaggi. In alcune stampe ukiyo-e, ad esempio, capita vedere delle figure femminili che tengono un lembo di tenugui con i denti. In questo modo:


L’autrice suggerisce di usarli come tovagliette per il pranzo, tovaglioli, complementi d’arredo da appendere alla parete, stoffe avvolgi-bentō, ecc.
Ad esempio, a me piace usare alcuni miei tenugui (questo in foto ha un decoro tradizionale chiamato 豆絞り mameshibori) come canovaccio con cui asciugare i piatti. Il potere di assorbenza del cotone dei tenugui è elevatissimo! Insomma, come riassettare quindi la cucina…con praticità e stile.

A me piace usarli anche come sottopentola (dopo averli opportunamente piegati più volte) o come sottobicchiere.


E a volte mi piace utilizzarli anche come copertina di un libro. Come ho fatto qui:

L’evoluzione dei tenugui
Nel periodo Edo, molti attori di kabuki e lottatori di sumō erano soliti farsi realizzare dei tenugui con decori personalizzati da regalare ai propri fan. Col tempo, inoltre, anche i tenugui iniziarono a riflettere la stagionalità e le ricorrenze del calendario giapponese, rispecchiando così quella sensibilità tutta nipponica per il passare del tempo e le bellezze della natura.

青海波 seigaiha: decoro ad onde marine
トンボ tonbo: libellula
麻の葉 asanoha: foglia di canapa
茶かごめ chakagome: decoro cestino di bambù
あじろ ajiro: vimini
唐草 karakusa: arabesco
金魚 kingyo: pesciolini rossi
ひった hitta: tipo quadretti
I tenugui contemporanei continuano a rappresentare esteticamente i canoni del passato, seppur talvolta con aspetti nuovi.
Io ne ho una collezione molto ristretta, certamente più limitata rispetto ai furoshiki. Tra i tenugui in mio possesso, ad esempio, ho quelli dedicati ad un importante evento culturale che amavo particolarmente: 相模大凧祭り Sagami Ōdako Matsuri cioè il festival degli aquiloni giganti di Sagami.
Questo evento si svolge tutti gli anni i primi di maggio, in una zona a pochissima distanza da dove abitavo. Sul vecchio blog raccontai in maniera dettagliata una giornata trascorsa all’Ōdako Matsuri.
L’evento è organizzato e coordinato da un’associazione locale i cui membri si esibiscono nell’esporre e nel far volare questi enormi aquiloni di cui io conservo ancora un esemplare, ovviamente in scala ridotta.

Alcuni tenugui dedicati all’evento:


Il tenugui in alto a sinistra, invece, è uno dei miei preferiti: è dedicato alla consolidata tradizione giapponese del ラヂオ体操 rajio-taisō ovvero la ginnastica ritmica trasmessa attraverso i programmi radiofonici dell’emittente nazionale NHK, al mattino.

Tenugui di Muji: un tributo al dopo Fukushima
Il negozio Muji di Torino, nelle settimane successive al gravissimo incidente nucleare di Fukushima dell’11 marzo 2011 che colpì il Tōhoku, mise in vendita un tenugui molto speciale attraverso cui raccolsero fondi d’emergenza per aiutare la popolazione locale.
Ne acquistai uno che è parte della mia piccola collezione. La caratteristica, certamente non casuale, di questo tenugui è nel suo decoro: una lista di parole contenenti tutte il kanji di 力 cioè forza oppure 気 energia, spirito.

Breve racconto popolare: il tenugui misterioso
Quello che segue è un breve racconto della tradizione popolare giapponese, di quel genere noto come 昔話 mukashi-banashi. Il racconto è intitolato 「ふしぎな手拭」Fushigina tenugui (il tenugui misterioso) e proviene dalla Prefettura di Kōchi, a sud del Giappone, nell’isola maggiore di Shikoku.
Mia è la traduzione in italiano dal giapponese.

Tanto tanto tempo fa, un pellegrino dall’aspetto molto trasandato giunse alla casa dell’uomo più ricco di un certo villaggio. Egli si fermò al cancello, intonò un inno religioso e poi chiese una piccola offerta.
La moglie dell’uomo ricco bruscamente gli disse: “Ho troppo da fare in questo momento e non ho tempo per pensare a te. Vattene.” E così lo cacciò in malo modo.
La cameriera di casa, nel vedere cosa stava succedendo, preparò di nascosto e in fretta e furia degli onigiri e corse dietro al pellegrino dicendogli: “Pellegrino, chissà quanta fame hai! Prendi questi!”, e gli porse gli onigiri.
Il pellegrino rispose dicendo: “In segno di mia gratitudine, vorrei darti questo. Per favore, prendilo”. E porse alla ragazza un tenugui bianco.
La mattina seguente, la cameriera si lavò il viso e se lo asciugò con il tenugui che aveva ricevuto in dono dal pellegrino. Quando andò in cucina a preparare da mangiare, tutti erano sorpresi nel vederla e le dissero: “La tua pelle è diventata più diafana, sei ancora più bella! Sei molto diversa da ieri!”.
La ragazza, quindi, si guardò allo specchio e si accorse di essere diventata una bellissima donna dalla pelle candida e perfetta.
“Ma come hai fatto a trasformarti così?”. Le fecero tantissime domande per carpire ogni dettaglio e così lei raccontò del giorno precedente e dell’incontro col pellegrino.
La moglie dell’uomo ricco, pentita per aver cacciato il pellegrino, disse alla cameriera che se le cose erano andate effettivamente così anche lei desiderava donare qualcosa al pellegrino. Le diede istruzioni di avvisarla non appena l’uomo avesse fatto ritorno.
Dopo breve tempo il pellegrino fece ritorno al villaggio. La cameriera lo invitò subito ad entrare e nel frattempo andò a chiamare la padrona di casa avvisandola dell’arrivo del viandante e ricordandole ciò che era successo con l’asciugamano magico.
La donna, risoluta, disse che avrebbe donato al pellegrino qualsiasi cosa volesse. Il viandante accetto i doni e in cambio regalò alla donna un obiage in segno di ringraziamento (fascia di seta per kimono).

La donna, felicissima, non perse tempo e iniziò subito ad annodarselo intorno alla vita. Ma non fece nemmeno in tempo a rendersene conto che l’obiage si trasformò… in un serpente dalla lunga lingua rossa! Ssssssssss…ssssssssss. Nel vedere il rettile, la donna perse i sensi e cadde a terra.
La storia si conclude qui con una formula usata spesso nelle vecchie fiabe giapponesi, soprattutto quelle provenienti dalla Prefettura di Kōchi da cui ha origine questa che ho appena condiviso con voi:
昔まっこう、猿まっこう。
猿のつべは こんがりこ。
Mukashi makkō, saru makkō. Saru no tsube wa gongariko.
La frase di per sé viene detta per il suono giocoso ed è paragonabile al nostro ambarabà ciccicoccò. Comunque, possiamo fare una traduzione seppur sommaria:
Tanto tempo fa, le scimmie di tanto tempo fa
avevano il didietro d’argento.

La formula, quasi una sorta d’incantesimo, segnala la fine delle fiabe sin dai tempi quando la prefettura di Kōchi era considerato territorio dell’antica provincia di Tosa.
L’antica Provincia di Tosa richiama subito alla mia mente una delle opere più emozionanti della letteratura giapponese antica: il 土佐日記 Tosa-nikki ossia il Diario di Tosa, del poeta 紀貫之 Ki no Tsurayuki. Nel 930 d.C. al poeta fu conferito l’incarico di governatore di quella provincia ed è in quel periodo che inizia a tenere un diario della sua esperienza, raccontandola però in voce femminile forse per evitare che la sua scrittura molto emotiva potesse intaccare la sua reputazione. Struggente è ciò che Ki no Tsurayuki ci racconta della sua amata bambina. Leggetelo: non lo dimenticherete più.







































